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A quel film manca solo la parola
Cinema muto? "Charlie Chaplin, Buster Keaton, Eisenstein e Valentino". Già, e dopo? E' vero che questi sono i nomi più famosi, maestri nel loro genere o i più popolari. Solo che cinema muto vuol dire molto di più: l'inizio del cinema e le migliaia di autori, registi e attori che lo hanno alimentato fino all'arrivo del sonoro. Un archivio infinito che a piccoli pezzi passa anche dalle Giornate del cinema muto di Pordenone.
Cosa ha offerto la 15esima edizione (12-19 ottobre)?
Avanti. Con Nuove imprese di Max Davidson si torna al comico, cortometraggi diretti da Leo McCarey e un melodramma, No Woman Knows (1917), con la insolita regia di Tod Browning, maestro dell'horror. Tanto per restare in tema Olimpiadi anche un programma di cinegiornali e documentari internazionali girati durante i primi anni dei giochi: Olimpya 100. Tra le chicche la famosa maratona di Londra del 1908 con la squalifica di Dorando Petri e il primo film nel 1924 con i fondisti Paavo Nurmi oltre a Eric Liddell e Harold Abrahams che diventeranno lo spunto per il film di Hugh Hudson Momenti di gloria.
Poi l'Ucla Film and Television Archive di
Los Angeles ha portato a Pordenone alcune scoperte recenti: Lotus
Blossom (1921) (documentario finanziato dai cinesi per combattere
l'immagine negativa negli Usa del popolo asiatico); The Bright
Shawl (1923)
(lotta di Cuba contro la Spagna);
Lelong (1935) di Henri de la Falaise, girato a Bali
con attori indigeni e con musica ed effetti sonori.
Ultima nota: assieme alle proiezioni è stata
allestita anche la prima nostra mercato del libro e del collezionismo
cinematografico, The First Pordenone Film Fair. Cioè
tutto quello che fa cinema al di là dello schermo e della
pellicola. Cd-Rom compresi, come quello su Valentino, un
viaggio nel mito del cinema muto attraverso la multimedialità.
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